CRISI POLITICA,  F. T. MARINETTI E IL FUTURISMO,  PRIMA GUERRA MONDIALE

Volt: Aboliamo il Parlamento (Roma Futurista 1918)

Aboliamo il Parlamento
Volt (Vincenzo Fani Ciotti)
“Roma Futurista”, n. 11, 30 dicembre 1918

«Aboliamo pare il Parlamento — si domandano molti — ma cosa metteremo al suo posto?

La risposta è pronta. Sostituiremo il Parlamento con le rappresentanze dei sindacati agricoli industriali ed operai. La rappresentanza sindacale sarà la base dello «Stato tecnico» futurista.

Al «collegio» elettorale, circoscrizione fittizia ed arbitraria, entità che sembra creata apposta per l’esercizio del broglio, sostituiremo il sindacato, espressione organica delle forze economiche che danno effettivamente forma alla società.

Al posto dell’«onorevole» deputato, demagogo costretto all’accattonaggio sistematico del voto o feudatario di una nuova feudalità peggiore dell’antica, manderemo a governare il paese ingegneri, commercianti ed operai, gente che sa il suo mestiere e conosce i bisogni reali della propria classe. Invece di un’Assemblea di intriganti, di chiacchieroni e di incompetenti, avremo un corpo tecnico adatto allo scopo di dirigere, con conoscenza di causa, la grande azienda dello Stato.

In pratica, l’idea della rappresentanza sindacale si trova di fronte a difficoltà serie ma non insormontabili.

Vari problemi ci si presentano.

1) A quali sindacati concederà lo Stato la personalità politica?

Si tratterà di determinare le categorie di produttori che avranno diritto a una rappresentanza nel corpo legislativo.

2) L’iscrizione ai sindacati sarà obbligatoria per tutti i cittadini? A me sembra che sia più logico lasciare che esercitino i diritti politici coloro che ne hanno volontà e coscienza.

Coloro che resteranno volontariamente fuori dei sindacati corrisponderanno in parte alle masse degli astenuti nelle odierne elezioni a suffragio universale.

3) In base a quale criterio si misurerà il numero di voti da attribuirsi a ciascuna categoria di sindacati? È la questione più scottante. Il criterio più semplice è quello numerico. Ma così si ricade nell’atomismo individualistico del suffragio universale.

Io credo che non si debba tener conto del numero degli iscritti al sindacato, ma dell’importanza della funzione economica che esso esercita nel Paese. Quindi un sindacato di industriali metallurgici avrà una rappresentanza eguale a quella di un sindacato di lavoratori del ferro benché questi ultimi siano molto più numerosi.

E ciò perchè l’importanza delle due funzioni si controbilancerà nella economia nazionale.

L’amico Settimelli dirà che questo è un criterio poco democratico. Me ne infischio.

4) Quali saranno i limiti posti all’esercizio del potere dell’assemblea eletta mediante la rappresentanza sindacale? La competenza dell’assemblea dovrà essere limitata alle questioni prevalentemente economiche, che sono del resto le più importanti in politica.

Le questioni di famiglia, di politica estera ecc. dovranno essere risolte in parte mediante il «referendum» popolare diretto ed in parte attribuite alla competenza del potere esecutivo.

Non ho fatto che accennare le principali questioni. Invito tutti i giovani futuristi ad inviarmi le loro soluzioni ai quattro problemi che ho posto, senza avere la pretesa di risolverli definitivamente. Ma mi sembra che la questione sia matura per lo studio. E per noi futuristi «studio» deve significare già un principio di esecuzione. È l’ora di finirla col Parlamento. Abbiamo fatto la guerra senza bisogno del Parlamento. Senza il Parlamento sapremo fare la pace. E ora di sbarazzare l’Italia dalle 508 incompetenze che spadroneggiano a Montecitorio.

VOLT