DADAISMO / AVANGUARDIE,  F. T. MARINETTI E IL FUTURISMO

Umberto Boccioni: Il pittore futurista Virgilio Funi (1916)

Il pittore futurista VIRGILIO FUNI
Ultimo scritto inedito
di UMBERTO BOCCIONI

DINAMO
RIVISTA MENSILE DI ARTE FUTURISTA
Anno I. – N. 1 – Febbraio 1919

Ho visitato lo studio del Pittore Virgilio Funi – Viale dei Mille 1 — 25 anni — volontario ciclista congedato — Cameretta piena di disordine e di lavoro come tutte le camere degli artisti nei quali il pubblico non à ancora fissato la propria attenzione.

Impressiona subito una rubustezza tecnica e un temperamento pittorico profondo eccezionale. V’è di tutto. Disegni a carbone a matita disegni colorati tempere pitture ad olio. Avevo notato il Funi sei o sette anni or sono ad un concorso per i Premi dell’Accademia di Brera nei locali della Permanente. Aveva un quadro grande: Un’aratura. Due buoi, un bifolco e i campi, incerti nel colore robusti nelle forme già fin d’allora abbastanza sintetiche.

Il bifolco rammentava nella sua solita e goffa costruzione certe forme nei contadini o soldati del Fattori.

Qualche anno dopo all’esposizione che nei locali del Cova tennero i giovani rifiutati alla Permanente, il Funi primeggiava per una Danzatrice. Incerta di stile, artificiosa nel particolare del gatto nero che le lambisce i piedi, ma promettente nei palloncini alla Veneziana che con note violente rosse gialle azzurre chiazzavano quasi tutto il quadro. Intanto il Funi lavorava e studiava, entrava in contatto con le ricerche dei francesi e con quelle a lui più vicine dei futuristi italiani.

All’esposizione delle «Nuove tendenze» giovane gruppo di artisti Milanesi che esposero tra la più viva curiosità meneghina alla Famiglia artistica (maggio 1914) il Funi aveva fatto un passo. Era tra tutti il pittore più solido più sincero, il solo preoccupato di ridare attraverso pure forme e puri colori un’emozione plastica. In questa esposizione ha una seconda Ballerina (sensazione ritmica cromatica) in cui cerca la continuità della danza con deformazioni lineari ancora accorative [decorative? ndc.]. Il colore segue una fantasia coloristica piuttosto sentimentale che è in contradizione con le forti e necessarie sintesi di colore – Forme che oggi ottiene.

—Una giostra (sensazione ritmica cromatica) per quanto migliore del quadro precedente ha ancora gli stessi difetti, ma è già più audace e più plastica.

Ma è dopo questo periodo che il Funi entra nei problemi più profondi e più belli della pittura moderna. Il suo realismo studia evidentemente con amore Cezanne. Tutta una serie di disegni a matita e a carbone 15 dei quali esposti nella mostra di disegni di guerra alla Famiglia artistica lo dimostra, ma non ne è mai schiavo. Anzi applica alla spezzettatura chiaroscuristica della modellazione di Cezanne una larga fasciatura di tono colorato che partendo dal contorno grosso che fonde e lega il corpo con l’ambiente, finisce col suddividere le cose in larghi schemi di chiaro e di scuro che porteranno il Funi ad una magnifica astrazione plastica.

Questo fortissimo pittore riassume in una visione quasi sempre personale rude e sincera tutte le preoccupazioni della pittura moderna.

Nel suo studio ò visto: Uomo che scende dal tram (momento ritmico) Ciclista (velocità) Cavallo e cavaliere (velocità) Due fanciulle + caseggiati + strada. In questi quadri la sintesi schematica che gli viene da Cezanne e dai post-impressionisti si libera dall’immobilità che lo fa accorgere di essere per cadere in fantocci strani ed arcaici; immobilità che lo accomuna a tutti i primitivisti moderni che nella ricerca della sodezza della forma e nella sintesi delle masse, tornano per amore intellettuale all’arcaismo di tutti i tempi. Il Funi che è materiato d’impressionismo non dimentica le leggi ormai indiscusse della continuità e della dinamica. Sopra un fuoco cerebrale plastico (un oggetto, una persona ecc. ) egli muove l’architettura del suo quadro facendo entrare e uscire gli elementi che lo compongono senza più preoccuparsi della prospettiva scientifica, delle proporzioni panoramiche o delle valutazioni di sentimento. Gli oggetti non si prolungano nell’ambiente con volute, che per lui profondamente realista, diverrebbero arbitrarie e vuote, difetto che egli aveva nei primi quadri. Egli sposta i corpi, le intelaiature dei balconi, le facciate bianche delle case popolari con leggi di attrazione luminosa e atmosferica, misurando lo spostamento impulsivo che il peso di un corpo riceve al contatto di un chiaro o di uno scuro di una retta o di una curva di una zona sferica o cubica.

Nel quadro Due fanciulle + caseggiato + strada, tutta la costruzione gira sulla vite della maniglia della finestra la cui intelaiatura appare e scompare a seconda delle necessità dinamiche: le fanciulle. una destra e una sinistra si spostano con  attrazioni centrifughe o centripete. Spaccano le forme sintetiche che le compongono per lasciare entrare un blocco di casa gialla, una guancia continua violacea serrata in una forma angolare che sbocca nel tono eguale di una strada lontana. Un’altra guancia lancia nell’aria una zona rettangolare azzurra. La cilindrica rotondità di un collo entra nella scollatura del grembiulino rosso che si tende a destra spingendo ed arcuando la curvatura d’una spalla con attrazione al centro del quadro.

E così per tutte le forme, questo continuo alternarsi di pesi e di leggerezze, di dilatazioni e di compressioni, questa graduata e calcolata continuità snodantesi su se stessa. Ma più che parlare di quadri, che bisogna vedere, è bene avvertire il pubblico di non sorridere o disinteressarsi quando vede un quadro sotto il famoso aspetto: «insolito».

L’insolito delle opere moderne sarà più che normale tra qualche tempo. Tutta la pittura moderna si evolve verso un dinamismo architettonico della realtà. La scena con relativo significato letterario o simbolico scomparirà sempre più. Per questo il pittore costruirà, per esempio, una figura togliendo, mettendo o esagerando le forme che la costituiscono come un architetto toglie, mette i vuoti e i pieni, i chiari e gli scuri di una costruzione architettonica.

Per  i pittori come il Funi l’arte non è una cinematografia di scene tristi o gioconde, ma è un’inesauribile miniera di elementi plastici da estrarre e far servire alla costruzione del quadro. In questo la pittura si libera dalla copia servile. La scena o l’effetto che colpiscono il pittore sono lo spunto, o la chiave della costruzione pittorica.

Quando il Funi fa un disegno colorato come finestra + caseggiato fa qualche cosa di più che le case e la strada che si vedono da una finestra. Prima di tutto egli vede il soggetto come un blocco unico e la strada e le case e la finestra non sono che masse plastiche che attendono una disciplina (plastica) per esprimersi attraverso l’emozione plastica.

Egli non vuol dare la poesia triste o gaia della strada, la malinconia dei caseggiati popolari, il senso nostalgico di chi guarda da una finestra, ecc. ecc. Egli sente, sempre in via d’esempio, che la solidità quadra delle case pesa sull’orizzontalità delle strade (e questo con tutte le variazioni che possono dare le particolari accidentalità del soggetto), che la luce taglia il telaio della finestra, lo investe, lo sfalda, lo scheggia circolarmente facendo centro sulla maniglia come un’elica gira sul suo perno (è questo un soggetto caro al Funi). Ma le linee e le masse del paesaggio non cadono a perpendicolo secondo la prospettiva degli ingegneri e come falsamente i pittori che vogliono produrre la scena, ma si spostano dal centro che è la maniglia alla periferia del quadro.

Abbiamo con ciò delle opere di una severità plastica fino ad ora sconosciuta, liberate da ogni servitù letteraria e sentimentale.

Quando il pubblico se ne accorgerà vedrà nel Funi uno dei migliori campioni della giovane pittura italiana.

Virgilio Funi è nato a Ferrara e vive a Milano.

UMBERTO BOCCIONI.
futurista.