Paolo Buzzi: Ritratti di Marinetti, Carli, Auro d’Alba e Settimelli (1923)
Ritratti di Marinetti, Carli, Auro d’Alba e Settimelli
Paolo Buzzi
Il Centauro,
anno II, n. 1, gennaio 1923
M A R I N E T T I
E te, Filippo Tomaso,
come il Re Franco bello,
convinto come l’Apostolo cristiano,
te — pronunziamoti tutto
o lacerato da tutti i denti —
MARINETTI,
nutrito di latte barbarico
e di pani di pila voltaica,
amai ed amo ed amerò
come s’amano le finestre spalancate sovra gli uragani,
come s’amano i fondatori di città sull’aree infinite.
Oh tu fiamma di genio vera
accesa nella carne miserabile del secolo, fulmine
che schermeggia coi fulmini
da pari a pari;
tu che sai, pur stando volontario in anticamera,
qual dentro
stia divina Donna sul trono Poesia;
tu, incredibile fratello senza invidia
che ti faresti bruciare le tempie
per dar genio al genio altrui: tu,
colpito di patate ma corazzato d’anime,
Guerriero a solo contro le generazioni, Cesare
cui manca il cataclisma propizio di brumaio,
Mecenate cui rampollano i capiscuola in mano,
legislatore e poeta e profeta sull’attimo,
insonne che ti diletti, fra due alcove di lussuria,
con la Gloria e la Morte, tu
fido m’avresti a prezzo della ghigliottina filistea:
perchè nel deserto della Vita è pur bello
allacciarsi alla statua calda frenetica d’un Eroel
M A R I O C A R L I
Dietro le lenti domenicane
covi la rivoluzione delle Teste di ferro:
e dai le mani strapure di penna
ai braccialetti orrendi della polizia
e fai le tue venti nottate con l’Idea
sul pavimento sepolcrale
del carcere d’inverno, o Alchimista
maraviglioso di filtri notturni,
o squarciator divino
di cuori di donna,
aguzzino di te stesso
perchè l’Eroe combatte nel suo sangue
e il Poeta non può cantar che la sua morte volontaria.
Figlio dell’Ironia e del Tormento,
la tua Maschera è roccia impassibile
dove il vento ha scavato le sue linee
per gli scherzi
dell’ombra
della luce
e del suono
fra le dinamo delle stelle e dei lampioni.
A U R O D’ A L B A
Lessi un giorno ne’ tuoi occhi azzurri
di bersagliere d’Italia
la gloria
di questa nostra novissima arte tutta Patria.
L’Agro di Roma
odorava già il sangue delle tue baionette:
e degli alberi, intorno,
ventolavano
quasi piume giganti in un assalto di corsa.
La tua voce casta più dell’argento
mi torna qui nel cuore e vi si forma
come la raggiera di spilloni sulla testa
della donna lombarda.
Nei tuo nome è l’aria dell’alba un po’ romantica.
Ariele vai
col tuo soffio di musica
dai righi leggendari
sui fili dell’elettrico impercettibile
che dà la vita degna dei secoli
alle Cupole, alle Colonne, alle Fronti,
alle Ali di Vittoria della Città.
E M I L I O S E T T I M E L L I
Il tuo schiamazzo toscano
brilla per le vie della città andegara ov’io nacqui.
Scintille scoppiettano
sulle aguglie
dove i Santi cattano come Stenterelli,
arde, strangolata da’ suoi capelli
la Femmina d’oro dell’alto.
Bécero squisitissimo di San Frediano,
tu sai misurare al colpo degli occhi di ferro
le pance dei borghesi,
l’abisso carnale delle donne e
il genio lenone dei poeti moderni.
La tua vita, giorno per giorno,
è un’avventura colorata al corrosivo.
Pongo la tua maschera glabra,
scavata al magro modello dantesco,
come un oracolo d’ansia e sorriso
sulle mia carte sempre in vento di fuoco,
sul caos de’ miei libri sempre abbruciacchiati.
E al tuo compasso umano
che guizza fra lastrici e selciati
triangolo
le mie nause e i miei odii
per questi nostri simili
dal cervello color delle calcagna.
PAOLO BUZZI


