Mario Carli: Giuggiole esplosive. Dialoghi extra-logici (1916)
GIUGGIOLE ESPLOSIVE
Dialoghi extra-logici
Mario Carli
DINAMO
RIVISTA MENSILE DI ARTE FUTURISTA
Anno I. – N. 1 – Febbraio 1919
La passeggiata
— Vuoi che andiamo in questo caffè?
— Ibrica naturalissima.
— Sediamoci. Che cosa prendi?
— Manesterei tremiti sicuri.
— E io un vermouth.
— Giuocare, ma anche e specialmente sollevare spazio là con forza cartacciare lapis….
— Capisco; ma, e la cioccolata?
— È di piombo, è vi sono dilatazioni che io non sopporto.
— Allora mangerai delle paste
— Provati a inghiottire i monti Acrocerauni.
— Ti dico che le mangerai.
— Cribbio! Nessuna ventilazione capitonica potrebbe sostituire certe lussurie.
— Cosicché non ci resta che tornare a passeggiare.
— Sono secoli che dondolo e me ne infischio; ma se passassero sacchi infangati col minestrone, tutto sarebbe perduto.
— Guardati dall’esagerare!
— Ptaah ! Fra me e te c’è un chilometro, e io ti giuro che non- dovrei essere qui: domandalo al pianoforte….
— Al pianoforte?
— Al panforte!
— Hai detto «pianoforte».
— Ho detto panforte. Furrrko! e il grinoccolo è tale che sentirei i discorsi della luna.
— Stasera mi sembri agitato.
— Skiiiii !…. Ma non vedi che il cielo è nibelungo?
— Ne sei sicuro?
— Dorkaspio! Certo, la pellicola va sfondata, ma il cielo è nibelungo.
— E tu che pensi di fare?
— M’addormento, e lascio che le mani s’affondino nelle cosce. Tanto c’è spazio per tutti. Tu, dondola, se ti piace. Il fringuello è una contraddizione paradisiaca.
— Buona notte.
— Grazie, maestro delle piume.
La visita
— Grazie di questa visita.
— Dimostro di saper fare quello che non farò più.
— Era molto che non ci vedevamo…
— Vrikan, sto ripulendo la cancrena dei secoli.
— Che cosa hai fatto in questo tempo ?
— Falaceteria muschiosa.
— Parliamone: sei sicuro di riuscire?
— Eh! l’afrodisiaco ha una testa di ermenegildo sincero che formicola di virgolette.
— Ne sei proprio convinto?
— Pare che il demonio delle termopili sia più furbo delle mie calze.
— Tu conosci il suo debole?
— Tic tic tic! con la quarta velocità si arriva a reggere la bretella.
— Ma può darsi che si sfasci.
— Fammi il simpatico costruendo la pasta all’uovo sul letto di masatossici.
— Non credo a certe fanfaluche.
— La fanfaluca sta allo scorpione come il portinaio sta all’operetta.
— E se stasera andassimo a teatro?
— Trecentomila trafori di calze. Zum zum! viva il Re!
— Mi sembri poco sincero.
— Anche le spazzole settilunari latrano senza motivo.
— E tu le imiti…
— Ah Flangoristan! sono i soliti fenomeni, arricciati da un ferro caldo.
— Smettila, capriccioso!
— E addomestica tu il dubbio gutturale: prova a intimorire il treno, e vedrai che Rotangomon !
— Hai già fame?
— I francesi sono un bel popolo, ma i voli pindarici avranno la medaglia.
— Fa colazione con me.
— Devo uscire all’assalto delle stradature pericolose, intascando le falangine per la mano del mio poema.
— Ecco la minestra.
— Brukuk! Le fattucchiere sperano detronizzare il re di Spagna…
— E questo è il formaggio.
— Grazie. Coi pizzicotti di Ofelia mi farò una pelliccia.
— Buon appetito!
— E con la sordità di Beethoven comprerò il piegabaffi.
— Beato te, amico!
Il contratto
— Credo che c’intenderemo : con un po’ di buona volontà…
— Ho spaventato un gatto gargarismico, evitando i maniconi trapezoidali dell’ombra.
— Questa stoffa ti piace?
— Urraff! Descrivimi la mia pelle: sono io liscio o frastagliato?
— Trovi il prezzo eccessivo?
— I trampoli sono malfermi, ma va a finire che una frazione di pazzo sputerà su Manchester.
— È cosa da vedersi. Fammi una proposta…
— Ci sono tre finestre che s’aprono con metodo interventista.
— Che pretesa!
— E se la forza contrifuga non ha spezzato il vocabolario, che posso farci io?
— Dio mio, cediamo un po’ per uno.
— Ah piuttosto mi do completamente al fatalismo, e i marmocchi li condiamo col burro.
— Sei proprio ostinato!
— È l’unico modo per uscire dall’ombra. Un razzo tira l’altro, e tutti e due ti tirano un calcio.
— Ma se la stoffa ti piace, devi essere più ragionevole.
— No. Sospirerò alle fragole finché il temporale mi darà un vestito nuovo.
— E se per caso non arrivassi a tempo?
— Mortil! Tu sei di quelli che si gonfiano di arabeschi e che strillano con più violenza di un manicotto.
— Calze di seta, ne hai ?
— Cambia il tassametro alla tua voce, se non vuoi che mi consacri al telescopio.
— Ah se tutti i clienti fossero come te!
— Che intendi dire? La cravatta ha diritto all’insonnia più di qualunque benefattore..
— Bisogna provarlo. Io non credo alla concorrenza.
— No?! Dio amputatore!… E l’orologio senza bretelle? e il canguro senza bottoni? e l’orifiamma senza guanti? Tutti sono contro la vigilia.
— Insomma, vedo che non ci accordiamo. Addio.
— Addio. Ma ricordati che il papero sarà la rovina di Faust.
Ravenna, gennaio 1916.
MARIO CARLI
futurista.


