CRISI POLITICA,  D'ANNUNZIO E FIUMANESIMO,  F. T. MARINETTI E IL FUTURISMO,  FASCISMO,  PRIMA GUERRA MONDIALE

Mario Carli: Combattenti nazionali e internazionali (1920)

Combattenti nazionali e internazionali
Mario Carli

La Testa di Ferro, 29 agosto 1920

 

I combattenti sono stati la mia grande, la mia sconsolata delusione del dopo-guerra.

Ed erano la più grande e sconfinata speranza.

Il sogno trinceresco di frantumare prima l’assurdo bestiale e anacronistico impero-mosaico, per poi rivolgersi compatti contro il mostro interno, incatenatore di ogni forza italiana, spegnitore inflessibile di ogni luce del futuro, bisogna dire che è sfumato definitivamente tranne che nella prima parte.

Tre milioni di giovinezze esercitate e baldanzose, ricche di energia fisica e morale, dotate di capacità combattiva e di volontà rivoluzionaria, avrebbero dovuto, l’indomani dell’armistizio, rovesciando il fronte,  gettarsi inesorabilmente su questa Italia di vecchi, di castrati, di camorristi e di preti, esautorarli, spazzarli via, disinfettare il Paese, ringiovanirlo, istradarlo sulle rotaie della sua rinnovata vitalità, senta Senato, senza parlamentarismo. sema monarchia, senza vigliaccheria, senza papa, senza, sopratutto, i! vampirismo dei pochi a danno dei molti, e instaurando il regime della giovinezza e dell’orgoglio fattivo.

Perchè questo sogno è naufragato? Perchè i combattenti, con gli Arditi alla testa, non hanno fatto la bella rivoluzione, dopo aver vinto la bella guerra?

Le cause sono molte. Tentiamo di enumerarle.

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  1. Fra i combattenti c’erano sfumature e varietà infinite: si passava dall’eroe meraviglioso al miserabile imboscato, dall’animatore geniale al lurido disfattista. Questa massa di alcuni milioni di uomini non era omogenea e non poteva avere nè la stessa volontà, nè la stessa energia per attuarla.
  2. Mancò la preparazione morale tra le file dei trinceristi: si fece propaganda di diserzione, non già rivoluzione, che voleva dire: militare ancora e battersi ancora.
  3. Mancò, al primo momento, il Capo su cui tutti puntassimo gli occhi: d’Annunzio non è apparso subito e in ogni modo nessuno poteva indovinare le sue intenzioni.
  4. I primi reduci, i mutilati, non prepararono il terreno: forse non concepirono neppure l’idea della nuova battaglia, e si dedicarono a capofitto alla loro (lodevole e necessaria, ma egoistica) organizzazione economica.
  5. C’erano troppi stanchi, troppi sfiduciati, troppi ammalati.
  6. C’era – cieco, bestiale, vendicativo – l’odio socialista contro il grigio-verde, da quello del generale a quello dell’ultimo fante; e quindi l’assoluta impossibilità, in un primo tempo, di affratellare combattenti ed operai.
  7. Fondate le organizzazioni dei reduci, si cominciò con l’assalto alle cariche e ai posticini da parte di una minoranza intrigante e meschina, che coprì con l’apoliticità il desiderio di pacifici lucri e il personale arrivismo.
  8. Il governo di Orlando prima, e poi quello di Nitti, trovò un ottimo terreno, soprattutto nella Nazionale Combattenti, per un’opera di addomesticamento e di addormentamento. E spese denaro a profusione: e ottenne il risultato di appartare dalla vita pubblica questo grande organismo, che poteva avere un peso formidabile sulle decisioni del Paese. E i combattenti dormirono, grassi e sodisfatti.
  9. Non solo. Ma Cagoia seppe manovrare così abilmente da far entrare a Montecitorio, meno tre o quattro eccezioni, proprio quelli che avevano meno il diritto di chiamarsi combattenti: basti pensare a Salvemini, a Janni, a De Viti De Marco, a Favia, ecc. E divise il gruppo parlamentare, come l’Associazione, in gruppetti e frazioni, con screziature infinite.
  10. Il definitivo assettamento economico, con costituzione di Cooperative, uffici, comitati, commissioni, ha completata l’opera, distruggendo per sempre ogni e qualunque volontà rivoluzionaria nei capi come nei gregari.

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Oggi, pentiti della vittoria, vergognosi dell’eroismo, dimentichi della propria superiorità, umiliati e imbastarditi, i combattenti si sono riuniti a congresso.

La formula dovrebb’essere «Rinnovare». Ma è una formula stanca e ormai retorica. E in ogni modo, il loro programma, che pareva dovesse sradicare in poco tempo regime, istituzioni, privilegi, è rimasto teorico, senza la più piccola realizzazione.

Oggi, se questa Associazione volesse avere ancora diritto e ragione di vita, avrebbe per compito di diventare la dorsale direttiva di quella «piccola borghesia» povera, costruttiva e inarticolata, che organizzandosi al fianco del proletariato potrà costituire i quadri e la forza propulsiva per il rinnovamento sociale e politico del Paese.

Possiamo attenderci tanto dai nostri ex-combattenti? Lo vedremo tra poco, dopo questo secondo congresso, se sapranno mettersi nelle mani di uomini nuovi, intelligenti e disinteressati.

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Intanto si è costituita in Francia l’internazionale degli ex-combattenti. Ne è segretario generale Henri Barbusse.

Sarebbe idea ottima, se non avesse il difetto di navigare nella nebulosità dei luoghi comuni socialisti, e di non aver preso invece una fisionomia più personale. Se i combattenti sapessero di essere qualcosa di diverso da tutti gli altri Partiti, solo allora potrebbero creare un nuovo Partito. Ma dal momento che ogni parola ed ogni atto di questo Comitato è impregnato di socialismo, non vedo perchè essi, anzichè fare una nuova organizzazione, non si sono iscritti in massa nel Partito Socialista.

L’ultimo manifesto di Barbusse, nel quale si dichiara che «la causa dell’Intesa nella guerra all’Europa Orientale è una cattiva causa, e che l’atteggiamento della Francia e dell’Inghilterra di fronte alla Russia è disonorante», merita sì la nostra approvazione, m io non posso ammirare la vecchia retorica demagogica di cui questo scrittore nuovo infiora, i suoi appelli, e perciò anche questa impresa di ex-combattenti con carattere internazionale, mi sembra poco dissimile da quelle con carattere nazionale: fatta cioè a scopo di speculazione personale di pochi e (nella migliore ipotesi) senza nessun vantaggio dei molti.

Io temo che nè quelli della Nazionale nè quelli dell’Internazionale faranno – ahimè! – qualcosa di più che brucare avidamente alle pingui mangiatoie.

Mario Carli