CRISI POLITICA,  D'ANNUNZIO E FIUMANESIMO,  F. T. MARINETTI E IL FUTURISMO,  FASCISMO,  PRIMA GUERRA MONDIALE

Mario Carli: Addio, mia sigaretta! (1919)

Addio, mia sigaretta!
Mario Carli
(1919)

In un Paese normale, Mario Carli sarebbe considerato tra i migliori scrittori contemporanei, una delle voci più importanti di quel periodo delle avanguardie tra decadentismo e seconda guerra mondiale, che ha il valore di un secondo rinascimento artistico e letterario.

Nato a San Severo, in provincia di Foggia (1888), si forma alla lettura di Baudelaire e dei simbolisti, ma ben presto si lega al futurismo dopo il trasferimento a Firenze, dove conosce Corra, Ginna, Settimelli, Chiti, Ginani e Valeria. Pubblica nel 1909 la raccolta di novelle Le seduzioni e collabora alle riviste del gruppo futurista toscano, Difesa dell’arte o Il Centauro. Il gruppo dà poi vita a L’Italia futurista (1915-1918); Carli pubblica inoltre il romanzo Retroscena (1915) e Notti filtrate (1918). Partecipa anche alla creazione del Teatro sintetico futurista (1916) e alla stesura del Manifesto della scienza futurista (1916).

Interventista, viene scartato alla leva per via di una forte miopia, ma si presenta come volontario ed entra a far parte degli arditi, il miglior corpo d’assalto dell’intero conflitto, diventando Capitano e medaglia d’argento e croce di guerra: racconterà questa esperienza bellica in Il mio cuore fra i reticolati (1933). Dal fronte dirige una nuova iniziativa editoriale, Roma futurista, con Marinetti e Settimelli. Con entrambi fonda i Fasci politici futuristi del 1918 e a Roma ne è l’animatore insieme a Bottai, ed è il primo a promuovere il Partito politico futurista.

Carli porta negli arditi una mentalità sindacal rivoluzionaria: il 7 gennaio 1919 fonda l’Associazione degli arditi d’Italia, appoggiata da Marinetti e Ferruccio Vecchi, e nel febbraio dello stesso anno il giornale L’Ardito, diretto insieme a Vecchi. L’arditismo diventa una vera prospettiva politica (Arditismo, 1929), e confluisce con Marinetti, Vecchi, Corra ed altri, nei Fasci di combattimento di piazza S. Sepolcro, del 1919; poco dopo è a Fiume con D’Annunzio (Con D’Annunzio a Fiume, 1920): qui diventa il punto di forza del fiumanesimo, con La Testa di ferro, da lui diretto. Nel frattempo pubblica Addio, mia sigaretta! (1919), i romanzi Sii brutale, amor mio (1919) e Trillirì (1922), La mia divinità (1923).

Dirige con Settimelli Il Principe, “settimanale monarchico fascista”; partecipa alla marcia su Roma, ma resta legato alle associazioni egli arditi e degli ex legionari fiumani, che sono ostili o critiche verso Mussolini: nel fascismo è dunque un esponente della componente sindacale, erede del sindacalismo rivoluzionario, che si raggruppa attorno a Farinacci.

Continua la sua produzione letteraria con L’italiano di Mussolini (1930), Marvana mistero d’amore (1927), Cervelli di ricambio (1928), Colloqui coi Vivi (1928), Antisnobismo (1929), Arditismo (1929), Bottai e le corporazioni (1929) Carducci e la Nuova Italia (Firenze 1931) e una Antologia degli scrittori fascisti (1931), curata in collaborazione con G. A. Fanelli.

Negli ultimi anni diventa console, in Brasile, a Salonicco da dove deve rientrare in Italia per una malattia che lo conduce alla morte nel 1935.

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