CRISI POLITICA,  D'ANNUNZIO E FIUMANESIMO,  F. T. MARINETTI E IL FUTURISMO

Francesco Alioto: Il futurismo quale è e quale dovrebbe essere (1920)

Il futurismo quale è e quale dovrebbe essere
Francesco Alioto
L’Ardito, 18 dicembre 1920

Mio caro Coletti,

Mi chiedi il mio pensiero sul futurismo. Io non so, nè credo di essere uno dei maggiori esponenti di esso, pure posso dichiararti che il mio relativo punto di vista ha influenzato gran parte dei miei amici di Sicilia.

Il mio pensiero futurista è «tipico» per  la sua elasticità, la sua praticità. Io accetto dal futurismo quanto c’è di ardito, di pratico, di attivo — non le utopiche ideologie dell’alogicità. Anzi intendo per futurismo la logicità, la chiarezza, la praticità, l’energia, il progresso veloce, la fusione del pensiero con l’azione, non come i più dei giovani futuristi odierni che parlano e non operano!

Sono essenzialmente futurista, ma non segno il flusso e riflusso delle idee politiche (o adattamenti ambientali) di Marinetti e di Carli. Vedo nella loro opera uno sforzo costante angoscioso di trovare un equilibrio politico-mentale. Secondo me «Al di là del Comunismo» è un complesso geniale, anarcoide e quindi inattuabile, non praticità o materialismo. Condivido in linea di massima la politica del fiumanesimo di Testa di Ferro, per quanto riguarda la libertà e autodecisione dei popoli, per quanto riguarda l’impresa Fiumana e l’italianità della Dalmazia, e per questo superbo ideale spendo tuttavia la mia attività pratica.

E non sono stato esente da qualche rimprovero da parte di Carli, per il quale assieme a Marinetti ho sempre personalmente stima, per la mia ribellione al dogmi futuristi di ultimo stampo, quali la possibile alleanza futurista-social-anarchica. Io mi mantengo in una assoluta intransigenza. Certi contatti, specialmente con chi non volle la guerra e negò i suoi valori, con chi non ammette che il concetto universale di umanità, con chi ci pugnalò alle spalle mentre combattevamo per l’unità della Patria, con chi nega i valori sociali e vuol livellare mostruosamente, con chi nega la bellezza magnifica del gesto dannunziano, il valore individuale produttivo, inventivo e direttivo, mi ripugnano acerbamente.

E Carli in una sua lettera mi scriveva: «Ti prego di essere meno reazionario che sia possibile».

Figurati, reazionario io che propugno l’idea che agli operai (operai, non scioperaioli!) sia dato il compenso equivalente al loro sforzo produttivo, ma che non tollero che i loro problemi economici abbiano un secondo fine politico e antinazionale, che non tollero che la loro lotta economica sia fusa e confusa con i problemi politici social-anarchici.

Amo la logica e l’azione. Le vane retoriche che spesso si sono fatte nel futurismo le scanto inesorabilmente.

Avverso tutti quei paroliberisti o sintetisti (che spesso non sintetizzano nulla inquantochè manca nei loro scritti la chiarezza fondamentale) i quali scrivono non sotto l’impulso di uno scatto lirico, impetuoso, geniale ma si sforzano determinatamente di scrivere parolibertà o sintesi per svolgere un tema prescelto, non scaturite dalla genialità fluida dell’individuo.

E ho dovuto pure combattere con una falange di marmocchi che si dicono futuristi perchè ammassano l’una su l’altra una falange di parole senza nesso logico e senza fondamento reale.

E a questo punto sento di dichiararti che non sono nè mi sono mai sognato di essere un artista. Artista ci si nasce, non ci si diventa seguendo la falsariga di una scuola – a forza d’imitazioni o di tentativi di slancio. E l’artista è sempre artista sia esso o no futurista

Invece c’è della ragazzaglia che pianta di botto lo studio, inquadrando il suo pensiero meschino atrofico, pedantescamente, sulle nozioni elementari del futurismo in arte. Questa cattiva genia pseudo-futurista con quattro linee a caso, con una serie di punti o di ghirigori ti dice di aver fatto un’opera d’arte una compenetrazione di piani, o con venti parole insensate variamente (tipograficamente) disposte si fa una lirica….

Fortunatamente in Sicilia, in modesta parte per la caratteristica [?] del mio pensiero, di codesto genere di futuristi ce ne sono pochissimi, da contarli sulle dita.

Io amo e sento di essere futurista inquantochè, secondo i miei punti di riferimento individuale, futurismo e arditismo sono una identità matematica, identità mal compresa da parecchi futuristi. Per me, ripeto, futurismo è vita, energia, azione, lotta, patriottismo interventista, pensiero, audacia, libertà, ardimento logico e naturale.

Tutte questo qualità soggettive che io intravedo nel vocabolo: futurismo sono eguali al nuovo vocabolo generalizzato dopo il conflitto europeo, e splendidamente sprizzato nei cuori e nella mente di moltissimi italiani: Arditismo.

Ed è perciò che io pur non partecipando alle attuali instabili barcamenazioni politiche futuriste dei più intendo rimanere sempre più profondamente ardito-futurista, rimanendo secondo i miei punti di riferimento coerente alle mie idee e al mio (pardon! caro Coletti) passato.

Qualcuno mi disse dilemmaticamente: o futurista, o ardito. Risposi: nossignore! il mio senso o la mia capacità mentale sanno bene equilibrare armonicamente il vero futurismo, col vero arditismo.

In questo ordine di idee sono i più dei miei amici di Sicilia.

Così Aldo Raciti, futurista, fondò la sezione arditi di Siracusa, così a Caltagirone, Giuseppe Blamo è un ardito-futurista, cosi Salvator Lo Presti a Catania, e molti altri ancora.

Ormai, è doloroso confessarlo, la gente al solo udire il vocabolo: futurismo ci ride in faccia, per colpa di una quantità di escrementi mentali di alcuni microcefali.

Ciò per il mecenatismo e la manica larga di Marinetti, il quale d’altra, parta non cessa di essere per me un vero artista o un genio creatore di prim’ordine.

E son sicuro che finchè il futurismo si terrà nel campo illogico, irreale, irrazionale, iperbolico, inattivo o immateriale, esso sarà ritenuto dalla massa una escandescenza da pazzi, e i futuristi anche quelli di valore non saranno tenuti nella dovuta considerazione, o saranno derisi.

E a questo punto, sperando che non ti annoierai, ti riproduco i punti salienti di un mio manifesto che ho inviato ai miei amici futuristi di tutta Italia:

«Oggidì quasi presi da una voga snobistica, molti si dicono futuristi. Hanno letto le opere di Marinetti, i manifesti, i romanzi di Carli, di Corra, di Settimelli; le parolibertà di Mazza, il teatro sintetico e visionico e dopo di aver ingoiato, non digerito tanta roba si proclamano futuristi e si mettono a scrivere parolibertà che sembrano vento di follia, buttan sulla carta linee, punti e ghirigori battezzando spesso degli sgorbi col nome di disegni… Scrivono delle sintesi in cui nulla è sintetizzato. Tutta questa maramaglia piovutaci tra i piedi, non solo scredita il futurismo e i futuristi ma è di una impertinenza senza pari.

È bene però che questi sedicenti futuristi sappiano la vera essenza di esso nell’arte e nella vita e nello spirito. Nessuna presunzione. È bene perchè nessuno si illuda e si creda un genio e perchè i più non credano con le fesserie dei pochi che futurismo è follia.

Il futurismo è arte, anzi sublimazione dell’arte. — Il futurismo è arte e come tale non ammette restrizioni mentali nè pedanterie nè forme definite artistiche. Il futurismo non consiste solo nelle sintesi, nelle parolibertà, esso dove essere sentito da menti geniali e queste non sono universalizzate. Esso deve marciare verso nuove accresciute forme artistiche e non marcire: e senza genialità ciò non può essere. Solo una intelligenza superiore può arrivare a ciò e non tutti ne sono fomiti. Con lo scrivere sempre parole in libertà ecc., che rimontano ad un decennio si ricade nel passatismo da essi tanto ostentatamente odiato, non si ha creazione originale ma imitazione, ed imitazione è passatismo.

Nella vita futurismo è libertà, è energia, è azione senza confini. Il futurista deve essere sempre all’avanguardia di ogni simpatica iniziativa patriottica, in ogni celebrazione ardita, ovunque sia da osare o da affermare idee nostre [?] portando nei comizi e in riunioni la nota vivace. Succede poi che giovani iniziati al futurismo abbandonino la scuola e gli studi. Gravissimo errore: attraverso lo studio del passato con gli attuali ordinamenti sociali il futurista potrà trarre i mezzi per la vita. Rinnegando lo studio non solo si resta ignoranti poichè l’esperienza è maestra della vita, cioè è l’ammaestramento tratto dal passato ma si diviene presuntuosi, e vani. Il cervello disabituato al lavoro diventa una massa inerte, indissodabile, passiva. Il futurismo è invece attività. Perciò, che si proclamino pure futuristi i giovani, ma non si dicano artisti. Non è di tutti la genialità mentre è possibile sentirci intimamente futuristi pur non avendo la genialità creatrice e produttrice ma avendo lo spirito spiccatamente futurista. Per spirito futurista si intende lo spirito di libertà e di coraggio. Quindi non più idealità futurista inquadrate attraverso manifesti normativi nè entro forze artistiche definite.

Questo sarebbe pedanteria e noi la rigettiamo.            .

Futurismo è arte, è libertà, è creazione; rinnovamento in tutti i campi della vita e della attività umana.

Perchè si sappia e si ponderi».

Che nè tu, Coletti, nè voi costà abbiate pregiudizi per il futurismo è bene, ma bisogna vagliare il genere di futurismo e discuterne l’essenza. Io per esempio, ho essenza prettamente futurista, ma non sono nè voglio sembrare artista o poeta. Sono semplicemente futurista nella vita e nelle manifestazioni.

Intanto ti sarai seccato di questa mia lettera abbastanza poco futurista, poiché invece di una sintesi ho fatto l’analisi del mio pensiero futurista e politico, no?.

E perciò smetto.

Un cordialissimo e fraterno abbraccio

FRANCESCO ALIOTO