Fillìa: Considerazioni sull’arte sacra futurista (1932)
Considerazioni sull’arte sacra futurista
Fillìa
± 2000
Arte – Letteratura – Teatro Futurista
Numero Unico 1932
1
La sala futurista, all’ Esposizione Internazionale d’Arte Sacra Moderna di Padova, se ha sollevato commenti e polemiche in tutti i giornali italiani, non ha avuto che in pochissimi articoli (Dottori, Sanzin, eco.) una valutazione intelligente, cioè comprensiva dei problemi che i pittori e gli scultori futuristi avevano impostato e cercato di risolvere. Purtroppo esiste, come notava recentemente un coraggioso articolo di «Comoedia», una critica accademica di sinistra; a doppia ragione si può affermare ciò in Italia, dove tutti gli scrittori d’arte (salvo pochissime eccezioni) sono fermi su posizioni raggiunte e non solo ignorano, ma negano ogni sforzo novatore. Eppure il Manifesto dell’Arte Sacra Futurista, scritto da Marinetti e da me, e diffuso in Italia e all’Estero, contiene alcune idee che si prestano a far conoscere con facilità quale orientamento anima oggi gli artisti dell’avanguardia italiana.
II
Un luogo comune, da qualche tempo, è quello di considerare il futurismo invecchiato o ridotto al lavoro di pochi giovani senza autentica personalità; come se tra noi e le opere dei primi futuristi non vi fosse differenza sostanziale di svolgimento, penetrazione ed elaborazione e come se esistessero altre tendenze italiane cariche di originalità nutrita anche dell’esperienza futurista. Al contrario è sufficiente visitare l’attuale Mostra d’Arte Sacra o qualsiasi altra importante esposizione, per convincersi che tutti i non futuristi (pur avendo alcuni rispettabili qualità pittoriche), non hanno saputo sollevarsi dagli esempi dei maggiori artisti francesi dell’anteguerra, mancando perciò di ogni minimo valore sufficiente a rappresentare un’epoca di vivente e indipendente arte italiana. Soltanto i futuristi, il cui numero è continuamente in aumento e che ogni giorno raccolgono le simpatie della giovane generazione, possono vantarsi di produrre in un’atmosfera di universalità imprimendo una tipica passione creativa italiana, armonizzando coerentemente con tutto lo sviluppo delle arti applicate, dall’architettura ai costumi e all’ambiente.
III
Di fronte all’Arte Sacra, la parola nuova dettata dai futuristi è di un’evidenza matematica. Infatti ogni lavoro di altra tendenza è ancora nella concezione di un tempo ormai definitivamente superato. Le scoperte della Vita Meccanica, la guerra mondiale, ecc. sono avvenimenti che rinnovano la sensibilità e in conseguenza l’espressione artistica e la possibilità emotiva del pubblico. Di ben minore mole ed importanza furono gli avvenimenti che portarono dal Medioevo al Risorgimento: eppure una maggioranza di artisti si ostina oggi ad ignorare questi radicali cambiamenti che modificarono totalmente lo spirito umano.
IV
Se si vuole oggi commuovere i fedeli con delle opere d’arte sacra, pur rispettando con rigore i simboli della Religione, bisogna interpretare questi simboli con immagini plastiche rispondenti ai bisogni della moderna sensibilità. Altrimenti ogni opera sarà una pura illustrazione od una banale decorazione d’ispirazione culturale. Ecco perchè i quadri futuristi esposti a Padova, prima ancora di essere esaminati singolarmente, devono essere considerati nella loro volontà di tradurre dei Sentimenti religiosi della nostra epoca.
V
Le personalità degli artisti futuristi espositori a Padova sono innegabilmente libere e diverse, pur nel medesimo clima estetico e spirituale di rinnovamento assoluto. Specialmente Dottori, Fillìa, Oriani tra i pittori e Mino Rosso tra gli scultori, hanno compiuto uno sforzo che li distingue in modo fondamentale. Le loro affermazioni plastiche hanno delle profonde ragioni comunicative. Dottori esprime serenità luminose ignote in ogni altra epoca pittorica – Oriani fissa momenti drammatici traendoli da elementi mai sfruttati – Mino Rosso spalanca le figure, sempre limitate nelle vecchie sculture, per immergerle in atmosfere animate. È la vita più luminosa, più veloce, più profonda, più simultanea di oggi che influenza la concezione dell’opera d’arte.
VI
Ho cercato, personalmente, di rendere lo «stato d’animo» universale che dirige attualmente la fede dei credenti. E non mi sono perciò fermato a ridare, con forme e combinazioni moderne, gli stessi simboli (che sono oggi in noi talmente chiari ed immediati da non necessitare di altra interpretazione) di un tempo, ma ho invece sommato la sintesi di questi diversi simboli per renderne la «simultaneità», cioè il complesso emotivo. Mi sono perciò trovato di fronte alla necessità di addizionare epoche ed avvenimenti diversi, ma che diventano aderenti per la medesima funzione religiosa. Da questo dramma nascono nuove rivelazioni «estetiche» dei misteri religiosi.
Fillìa


