Fedele Azari: Il teatro aereo futurista (1919)
Fedele Azari
Il teatro aereo futurista
Dinamo, Rivista Futurista,
anno I, n. 3, aprile 1919
L’aviatore italiano che ha vinto il nemico meglio armato sorprendendolo colle manovre più impreviste e sbalorditive ha creato uno stile di acrobazia aerea meraviglioso fantastico insuperabile.
I francesi possono rivendicare il vanto di aver per primi studiato ed eseguito il looping ravviamento e il tonneau. Gl’inglesi dimostrano il massimo sangue freddo e disprezzo del pericolo eseguendo sistematicamente tali acrobazie a bassissima quota. Ma l’aviatore italiano, sui Caproni, sugli Sva, sui Macchi e sui Sia, creati e costruiti da noi, è l’acrobata per eccellenza, il giocoliere dello spazio, clown del padiglione celeste irrequieto bizzarro personalissimo.
Noi aviatori futuristi, amiamo strapparci in alto a perpendicolo e tuffarci verticalmente nel vuoto; girare nell’ebbrezza dei virages, col corpo incollato al seggiolino dalla forza centrifuga, e abbandonarci al vortice delle spirali che si stringono attorno alle scale a chiocciola confitte negli abissi; capovolgerci due, tre, dieci volte nella crescente allegrezza dei loopings e strapiombare in viti turbinanti; cullarci in lunghe discese a foglia morta o stordirci con una concitata serie di tonneaux; insomma dondolare, rotolare, capovolgerci sugli invisibili trapezi dell’atmosfera, per formare coi nostri aeroplani pirotecnici scagliati nello spazio una grande girandola aerea.
Noi aviatori futuristi siamo oggi in grado di creare una nuova forma artistica, coll’espressione dei più complessi stati d’animo mediante il volo.
Coi dondolamenti e gli scatti dei nostri aeroplani, colle più bizzarre evoluzioni e coi geroglifici più imprevisti, colle più allegre capriole eseguite secondo il ritmo da noi voluto, gridiamo dall’alto le nostre sensazioni e il nostro lirismo d’uomini volanti.
La forma artistica che noi creiamo col volo è analoga alla danza, ma ad essa infinitamente superiore per lo sfondo grandioso, per il suo inarrivabile dinamismo e per le svariatissime possibilità a cui dà luogo, compiendosi le evoluzioni secondo le tre dimensioni dello spazio.
Ho eseguito io stesso molti voli espressivi e molti saggi di teatro aereo elementare sul campo di Busto Arsizio. Ho constatato che avviene una identificazione assoluta tra l’aviatore e il suo apparecchio, il quale diventa come un prolungamento del suo corpo. Le ossa, i tendini, i muscoli e i nervi dell’aviatore si prolungano nei longheroni e nei fili metallici. Tutti hanno notato, inoltre, che mentre vi è poca differenza tra un dato chauffenr ed un altro chauffeur nel guidare un automobile, ve ne è moltissima tra un aviatore ed un altro aviatore nel modo di volare. Per di più, lo stesso aviatore non vola sempre allo stesso modo. Il volo, dunque, è quasi l’espressione precisa dello stato d’animo del pilota.
Il looping denota allegrezza, il tonneau impazienza o irritazione, mentre i passaggi d’ala alternati a destra e a sinistra ripetutamente indicano spensieratezza. e le lunghe discese a foglia morta dànno un senso di nostalgia o di stanchezza. Gli arresti subitanei seguiti da avvitamenti più o meno prolungati, le impennate, le picchiate, i rovesciamenti, tutte le infinite varietà di manovre collegate e coordinate in una sapiente successione, dànno allo spettatore l’immediata e chiara comprensione di quanto si vuol rappresentare o declamare coll’aeroplano.
Se poi tali rappresentazioni o declamazioni sono fatte con due o più apparecchi, si possono svolgere interi dialoghi e azioni drammatiche. Chi ha assistito a combattimenti aerei ha potuto rilevare i vari atteggiamenti dei combattenti, intuirne le sensazioni e vagliarne il valore dai balzi e dalle mosse avvolgenti dell’assalitore dai divincolamenti dell’assalito, dalla loro tattica felina o apertamente aggressiva impulsiva o guardinga. Questa non è che una fase della poliespressività dell’aeroplano. Noi andiamo oltre creando tutto un linguaggio aereo, una poesia aerea, una meravigliosa arte aerea, con nuove forme di acrobazia e ordinando armonicamente quelle già usate finora istintivamente e senza fini artistici.
Nei nostri voli dialogati, nelle nostre parole in libertà aeree, il sesso degli attori sarà messo in evidenza dal tipo dell’apparecchio, dalla voce del motore e dalla diversa linea di volo. Per esempio uno Sva, motore fisso 200 HP, che sale con continue maestose impennate è evidentemente maschile, mentre un Henriot, motore rotativo 110 HP, che voli con un dondolìo ritmico da destra a sinistra, ha tutti i caratteri della femminilità. La voce del motore può essere regolata in pieno o ridotta, spezzata in puntate nette ed imperiose, o modulata in scale d’alti e bassi, costituendo così un mezzo supplementare efficacissimo di espressione musicale e rumorista.
In collaborazione coll’amico Russoio, geniale inventore degli intonarumori futuristi, abbiamo realizzato un tipo speciale di capote per aumentare la risonanza del motore, e un tipo di scappamento che regola la sonorità del motore senza modificarne la potenzialità.
I pittori futuristi hanno già trovato fantasiose decorazioni con cui saranno colorati i nostri apparecchi, e una parte speciale avrà pure il lancio espressivo di polveri colorate, coriandoli, razzi, paracadute, fantocci, palloncini variopinti, ecc., da parte degli aeroplani stessi nelle nostre pantomime e danze aeree.
Abbiamo l’adesione del glorioso futurista pilota aviatore Giacomo Macchi della Squadriglia San Marco, del grande acrobata De Briganti, di Mario d’Urso, lo strabiliante virtuoso del volo rovesciato, del pilota costruttore Bergonzi e del pilota aviatore Guido Keller.
Non appena sarà ripristinata la libertà dell’aria, noi aviatori futuristi realizzeremo nel cielo di Milano rappresentazioni di teatro aereo, con voli dialogati pantomime, danze e grandi poemi paroliberi aerei.
F: AZARI
pilota aviatore futurista.


