F. T. Marinetti: Rivoluzionari o plagiari (1929)
Rivoluzionari o plagiari
F. T. Marinetti
La Città Futurista, diretta da Fillìa,
Anno I, numero 1, Aprile 1929.
Il pittore Gauguin dichiara che «in arte vi sono rivoluzionari o plagiari».
In altri termini l’artista deve avere una originalità naturale intensificata da una volontà tenace di creare opere originali. L’artista deve avere quella tipica passione per la vita di oggi che Boccioni chiamò «modernolatria».
L’artista deve amare ciò che gli uomini hanno inventato e inventano di più meraviglioso: la macchina.
La macchina, sintesi dei maggiori sforzi cerebrali dell’umanità. La macchina, equivalente meccanico organico del globo terracqueo. La macchina, nuovo corpo vivo quasi umano che moltiplica il nostro. La macchina, prodotto e conseguenza che produce a sua volta infinite conseguenze e modificazioni nella sensibilità, nello spirito, nella vita.
Non c’è salvezza dunque fuori dell’estetica della macchina e dal suo splendore geometrico meccanico che noi futuristi predichiamo e glorifichiamo da 20 anni. Questa estetica ha per elementi la forza imbrigliata, la velocità, la luce, la volontà, l’ordine, la disciplina, il metodo, la concisione essenziale e la sintesi, la felice precisione degli ingranaggi, la concorrenza di energie convergenti in una sola traiettoria.
Il pittore Fernand Léger, uno dei più geniali realizzatori di questa estetica, dice: «L’uomo moderno vive in un ordine geometrico preponderante». P. Mondrian, spirito geniale tipicamente nordico, dichiara: «La pittura diventa sempre più astratta».
Io, che sono un futurista italiano nato ad Alessandria d’Egitto, concludo: «La pittura va verso una espressione più essenziale ed astratta, della meravigliosa modernità geometrica, meccanica, veloce. Questa espressione plastica raggiungerà il capolavoro se conserverà (nel suo sforzo di astrazione) i gradi di calore lirico indispensabili ad ogni opera d’arte come ad ogni corpo vivo».
F.T. MARINETTI


