F. T. Marinetti: Il trionfo dell’aviatore Dro di Balilla Pratella (1920)
Il trionfo dell’AVIATORE DRO
di BALILLA PRATELLA
La Testa di Ferro N. 27.
Milano, 12 Settembre 1920.
Il successo trionfale dell’Aviatore Dro al Teatro Comunale di Logo, segna una grande vittoria per il suo autore Balilla Pratella e per il Futurismo. Pratella, ben lungi dal cedere al gusto mediocrista del pubblico, ha saputo con la potenza del suo genio strapparlo da tutte le mediocrità passatiste e portarlo a viva forza in un’atmosfera assolutamente futurista.
L’Aviatore Dro è la sintesi drammaticissima vampante travolgente e armoniosa della lotta che l’uomo superiore combatte contro i pesi della carne e i lacci della società per identificarsi col proprio sogno. Dro è un ricco signore, giovane bello e geniale, amante amato raffinatissimo, che supera tutti i suoi piaceri eleganti, l’amore, la lussuria, le abitudini e il lusso, per conquistare le alte gioie dell’eroismo.
Dopo la grande orgia del primo atto, espressa meravigliosamente dalla ciclonica musica di Pratella, egli con scatto improvviso punta su una carta di gioco tutte le sue ricchezze e la sua bellissima amante.
Nell’amore e nel gioco, Dro ha un rivale, Rono, che simboleggia tutte le volgarità caute rapaci e fraudolente della vita comune. Rono bara, e vince le ricchezze e l’amante bellissima di Dro.
Questo primo atto contiene, fra le molte audacie, quella importantissima del costume degli attori, vestiti tutti in eleganti pigiama. I passatisti naturalmente arricciano il naso, ma quelli che si trovavano al Teatro Comunale di Lugo si persuasero che si possono creare dei commoventi e drammatici personaggi che cantano in pigiama sulla scena.
Al secondo atto gli stessi passatisti furono costretti ad ammirare un magnifico scenario ultrasintetico futurista, d’acque, montagne e rocce, e il protagonista Dro in accappatoio, appena uscito dal bagno.
Dro ha lasciato la società e vive in una casetta vicino al suo hangar, interamente consacrato all’aviazione.
Fusione perfetta con la natura, tra mare e cielo. Egli dimentica spesso la sua bella sanante Ciadi, che l’ha raggiunto nella solitudine, inquieta, infedele, ma magnetizzata dal suo genio. Ciadi riassume tutte le seducenti e tempestose fragilità e nobiltà della donna. Giunge l’ora del gran volo decisivo. I passatisti furono portati naturalmente ad applaudire le esaltanti melodie cantate da Dro vestito da aviatore.
Ma Pratella li sollevò in pieno futurismo quando, con un nuovo colpo di genio, espresse il dramma della folla che acclama il volo di Dro, poi urla e si scompiglia tragicamente nel vederlo cadere.
Pratella per raggiungere l’effetto magistrale mescolò sapientemente rumore di motore, commento orchestrale e voci umane.
Terzo atto : Dro giace morente fra i rottami incendiati del suo apparecchio, in una pilaga deserta. Qui la musica sale ancora verso un’espressione più limpida e più sintetica per cantare tutte le forze misteriose della terra, delle acque e del cielo, che avvolgono l’eroe morente.
Dro svolge musicalmente il suo sogno doloroso accanito di ascensione e lo strazio della sua volontà in lotta contro il vento e contro l’aborrito amore della terra che lo ha ripigliato.
I pescatori si affaccendano sul luogo del disastro. Rono vorrebbe strappare Gadi piangente dal corpo di Dro…
Ma l’eroe, e Pratella, cantano dimenticando la terra, e salgono salgono in un’ascensione musicale potentissima, che sembra quasi la voce fatta di mille voci della Natura diventata un unico organo sublime.
Il maestro La Rotella fu un direttore meraviglioso. Eccellenti i cantanti, Piccaluga, Concato, Piazza.
Il Municipio di Lugo rimodernò per l’esecuzione dell’Aviatore Dro il suo Teatro Comunale, creando un vasto «Golfo mistico». I palchi e le poltrone erano colmi di tutto ciò che l’Emilia e le Romagne hanno di più intellettuale. Il loggione rigurgitava di popolani venuti da lontano sugli agili biroccini di Romagna.
Fuori, la piazza era nera di folla, e tutt’intorno al teatro vi era un’altra platea di folla ascoltante su sedie noleggiate.
L’Aviatore Dro cantò così la sua lotta tremenda e il suo slancio nel cielo della gloria per tutto il popolo, compresi i molti passatisti che quella sera erano elettrizzati di futurismo.
Tutta la stampa italiana rappresentata, propagò la vittoria di Pratella.
Bucci conclude il suo lungo articolo sul Corriere della Sera così:
Freschi e melodici i temi, nitidi gli sviluppi, e i cori vasti, solenni, d’una ampiezza e semplicità gregoriane, e il commento orchestrale non pedantescamente imitativo nè mai soverchiante sulla scena il dramma. Una musica stringata, fluida, lineare. Futurismo? Marinetti ieri era raggiante pel trionfo dell’amico e plaudiva a gara coi lughesi. Siamo tuttavia lontani dagli «in- tonarumori», e se Pratella resta nel grembo della sua chiesa, non vi resta senza qualche eresia. Ma poi, oltre a certi spunti futuristici del libretto, ai pigiama che vestono gli attori nel primo atto, agli accappatoi da bagno che indossano nel secondo, allo scenario del terzo con un cielo fatto di nuvole geometriche, quel tanto di futurismo messo dal musicista nella partitura non guasta. Il motore dell’aeroplano, per esempio, è imitato, di dietro le quinte da una modesta motocicletta. Ebbene, l’effetto di quel crepitìo fuso con gli strumenti è musicalissimo. Il pubblico l’ha accolta come una bella trovata. E tutto l’episodio del volo e della caduta è descritto dall’orchestra con grande drammaticità.
Ripetiamo : un successo.
Ma vi sono ora in Italia altri passatisti che, irritati dalle nostre continue vittorie, gridano che il Futurismo è morto. Sono esasperati nel vedere su tutti i giornali del mondo lunghe discussioni su ogni nostro manifesto e continui movimenti avanguardisti nascere influenzati dal Futurismo.
Poco tempo fa furono costretti ad ammirare un nuovo poeta rivelato da noi: Giuseppe Steiner. Sanno che dei pittori come Balla e Depero ornano qua e là le case italiane di mobilio, arazzi e decorazioni futuriste. Hanno dovuto constatare il trionfo di Archipenko, invitato a Venezia perchè russo e imitatore del grandissimo Boccioni escluso a Venezia.
Pochi giorni fa il futurista Vespigna- ni attirava tutto il pubblico della riviera livornese a una sua esposizione.
Comprendo perfettamente come oggi, dopo il trionfo dell’Aviatore Dro, questi passatisti siano ridotti al triste mestiere di becchini impazziti intorno al Futurismo vivo che li sotterrerà.
F. T. MARINETTI.


