CRISI POLITICA,  D'ANNUNZIO E FIUMANESIMO,  FASCISMO,  PRIMA GUERRA MONDIALE

Angelo Oliviero Olivetti: Manifesto del sindacalismo (1921)

Angelo Oliviero Olivetti
Manifesto del sindacalismo
(1921)

Il 1921 è un anno chiave nella storia del socialismo italiano. L’attacco della Regia marina italiana, che mette la parola fine all’impresa fiumana di D’Annunzio, rappresenta anche il punto di arrivo di un processo di unificazione delle forze della sinistra rivoluzionaria, iniziato una quindicina di anni prima, che aveva visto convergere futuristi, nazionalisti di Corradini, irredentisti, sindacalisti rivoluzionari, anarchici e fuorusciti dal socialismo ufficiale (giolittiano), prima nei Fasci interventisti del 1914, poi nei Fasci italiani di combattimento di Piazza San Sepolcro del 1919, nella denuncia della “vittoria mutilata” e nell’impresa di Fiume. Qui l’amalgama rivoluzionario aveva assunto una forma abbastanza coerente nel fiumanesimo e aveva trovato un signor programma politico nella Carta del Carnaro. La Regia Marina stronca ogni possibilità (peraltro divenuta assai remota) di portare la rivoluzione nella Penisola per liberarla dalla monarchia, dai preti e da Giolitti.

Da Fiume a Roma era un progetto caldeggiato da Marinetti e da Mussolini; D’annunzio frenava: è possibile che conoscesse meglio degli altri due la situazione interna all’esercito, che di fatto non aveva appoggiato l’impresa fiumana – a parte dichiarazioni di umana simpatia – e dava solide garanzie di fedeltà al re. Senza esercito non ci sarebbe stata rivoluzione alcuna, ma se non era riuscito a portarlo dalla sua parte l’eroe più famoso della prima guerra mondiale, nessun altro avrebbe potuto riuscirci. La proclamazione della Reggenza italiana del Carnaro era un espediente per prendere tempo e tentare di giocare la partita sul piano della politica internazionale, ma appunto il tentativo viene bruscamente interrotto bombardando la “città di vita”.

Mussolini deve essersene reso conto abbastanza presto delle scarse possibilità di successo dell’impresa; ha sicuramente trattato in segreto con Giolitti e, tramite lui, con la monarchia; una volta fuori gioco D’Annunzio, mette in atto il suo piano, che tutto è tranne che stupido: essendo impraticabile la rivoluzione contro il re, bisogna farla con il re – sostenere l’istituzione monarchica, garantire l’ordine pubblico, assumere il Governo legalmente e dal governo attuare la riforma graduale dello stato. Il soggetto politico di questa operazione sarà il Partito Nazionale Fascista (PNF), fondato nel novembre 1921.

Il 21 gennaio 1921 è anche la nascita ufficiale del Partito Comunista d’Italia di Gramsci e Bordiga, peraltro con un apparato ideologico non adeguato alla realtà del Paese (e tale destinato a restare nei decenni) e con una linea politica votata al suicidio per l’incapacità di correlarsi alla pari con altre organizzazioni rivoluzionarie.

In questo contesto Mussolini opera una svolta moderata, con l’adesione ai blocchi nazionali promossi da Giolitti – che non erano propriamente di destra ma comprendevano la sinistra storica, Corradini, liberali e democratici, e assunsero un marcato carattere antibolscevico: è la premessa politica, insieme alla garanzia di sostegno alla monarchia, per poter arrivare all’incarico di governo l’anno successivo. Nel nuovo corso politico non lo seguono né Marinetti né gli eredi del sindacalismo rivoluzionario né gli arditi – insomma non lo segue il fiumanesimo del dopo fiume, che anzi è la sola forza organizzata a contrastare i mussoliniani nel tentativo di conquistare il controllo delle piazze e dell’ordine pubblico.

Il Manifesto del sindacalismo di Angelo Oliviero Olivetti viene pubblicato avendo in vista lo scontro ideologico e politico in atto, con lo scopo di delineare un progetto politico alternativo che rivendica il suo primato temporale, l’esperienza fiumana e la superiore valenza della sua proposta di rivoluzione sociale, rispetto alla scopiazzatura ideologica dei soviet proposta dal bolscevismo italico. Non a caso, nello stesso fascicolo della rivista Pagine Libere (e in appendice alla presente pubblicazione), viene riproposto il Manifesto dei fasci interventisti del 1914, che aveva tra i suoi firmatari la figura prestigiosa e amata di Filippo Corridoni, ricordando che all’epoca il signor Mussolini era ancora dentro il Partito Socialista ed estraneo al movimento rivoluzionario in atto.

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g. f.