CRISI POLITICA,  DIBATTITO FILOSOFICO,  FASCISMO

Adriano Tilgher: Lo spaccio del bestione trionfante (1925)

Adriano Tilgher
Lo spaccio del bestione trionfante
Stroncatura di Giovanni Gentile
Un libro per filosofi e non filosofi
(1925)

«Capisci ora, figlio mio? Capisci? Tu sei ministeriale, tu appoggi il governo, tu sei con tutti i governi che vanno al potere. Perchè? Per vile desiderio di una croce di cavaliere o di commendatore, per ottenere un permesso di esportazione, per prepararti una base in un collegio, perchè ami il quieto vivere e hai bisogno che tutto sia pace perchè la tua industria fiorisca? Ohibò! Cotesti son bassi meschini indegni egoistici motivi. No! Tu sei ministeriale perchè nello Stato, nella «realtà massiccia dello Stato» (ti raccomando quel massiccio: il senatore Gentile ne fa un uso enorme, e sembra che il non plus ultra della realtà, il fiore della realtà sia per lui l’esser massiccio)…
F. — … la massiccia attuosità dello Stato in cui lo Spirito tutto si dispiega, celebrando la sua divina natura…
P. — … dunque, perchè nello Stato tu vedi attuato lo Spirito, e nel Governo vedi attuato lo Stato, e nei Governanti vedi attuato il Governo. Quando tu, attualista, picchi alla porta di Sua Eccellenza il Sottosegretario alle Poste e Telegrafi per chiedergli un favore, tu non compi un atto di servilismo, non poni in essere un compromesso, no: tu riconosci la Concretezza dello Spirito, tu t’inchini alla Storicità dello Spirito (ricordati: Concretezza, Storicità), onde lo Spirito…
F. — celebrando la sua divina natura, si dispiega in quella vivente attuosità che è lo Stato…
P. — Bene, bene! Tu compi un atto di suprema moralità. Poichè se la suprema realtà è lo Spirito, e lo Spirito è il Bene, aderire all’atto in cui si è dispiegato lo Spirito, aderire allo Stato, è moralità suprema. Sappi anzi che non v’è che un sol mo-do di essere galantuomo: adorare lo Stato in cui s’incarna la moralità, o, come si dice oggi, lo Stato etico. E poichè chi adora, ubbidisce, ubbidire allo Stato, cioè al Governo, cioè ai gover-nanti, cioè agli ordini delli superiori: in ciò è suprema moralità.
F. — Dottrina utilissima per chi comanda, papà. Fa sempre piacere dire a sè stessi che attraverso di noi comanda il Padre-terno o lo Spirito del mondo, che è lo stesso. Cosicché, quan-do io da ministeriale con Nitti divento ministeriale con Mussolini, non sono camaleonte…
P. — ma semplicemente riconosci e rispetti la concretezza e la storicità dello Spirito che prima si attuava in Nitti e ora si attua in Mussolini. Non vorrai mica tu, miserabile io empirico, contrastare ai voleri dell’Io assoluto; tu, effimero individuo, opporti alla santità della Storia (altra maiuscola, non dimenticare) che si fa e si attua progressivamente, senza posa…
F. — Cosicché, ancora, quando io salgo le scale di X. Y., sottosegretario all’Agricoltura, per chiedergli un favore, io compio un rito religioso, inchinandomi a chi è, per la sua par-te, l’incarnazione dello Spirito del mondo, della Divinità che è Spirito? Dio che ridere!
P. — Ridi adesso che non sei sottosegretario!»

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